Barbablu

by Roberta Spaventa

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Published on Friday March 18th, 2016

Due bambine, due donne, percorrono i fili della loro infanzia tra antiche cantilene e pianti ininterrotti, trovandosi in un’adolescenza fatta di illusioni e speranze romantiche. Le loro sagome, delineate da giochi di luce e di ombra, danzano nel percorso della vita a ritmo spezzato, vittime di un sentire amputato, a volte violento. Cercano di definire il carattere, la propria identità, alla ricerca di una consapevolezza spesso faticosa, fatta di continui movimenti verso l’esterno, verso l’Altro. Ma l’Altro è Barbablù, un mago mancato, che per avvicinarsi troppo al sole ha bruciato le sue ali, cadendo rovinosamente al suolo. L’incontro potrebbe essere fatale. Le donne rimangono abbagliate dal magnifico, un’ironia pungente e contagiosa che Barbablù sfoggia con esilarante savoir faire. In una scena delineata da un’attesa pesante ed inquietante, Barbablù appare nel suo essere più fascinoso e al contempo pericoloso: un cantore di altri tempi con doni e gioielli preziosi. La curiosità delle due donne si fa coinvolgimento affettivo e desiderio carnale, nonostante quella “barba” non smetta mai di scintillare: tra partiture fisiche e stridenti vocalizzi il rapporto amoroso cede, così, ad una violenza di fondo, sebbene si intraveda una ferita lacerante. Il corpo di Barbablù si dimena, acquisendo sembianze quasi bestiali, per poi ricomporsi austeramente e compiere il rituale fatidico: la mattanza. Appare dunque un quarto personaggio, un fantasma, un incubo ricorrente… Le due donne, parti diverse di un unico femminile, potranno affrontare la dura realtà? Aprendo la porta proibita saranno in grado di sostenere la visione?

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