Un Uomo Qualunque

by Roselina Salemi, Erika Barresi

Published on Sunday March 13th, 2016

Un uomo qualunque si guarda indietro e racconta. Racconta la sua battaglia perduta, le sue illusioni, le cose che ha visto e che ha sognato, spinto da desiderio di lasciare una traccia. La sua verità su quello che è successo in un pezzetto di Sicilia, – il piccolo paese di Marina di Melilli – un luogo che amava e che è stato sacrificato al dio del presente, della velocità, del cambiamento, del progresso. L’Uomo Qualunque è stato anche un partito, nel secondo dopoguerra, un partito che ha lasciato pochissime tracce, perché la politica è fatta di alleanze, più che di emozioni. Ma il protagonista di questa storia, che prima è stato raccontato nel romanzo “Il nome di Marina” di Roselina Salemi e che trova la sua voce in questo monologo, frutto dell’adattamento per il teatro dello stesso, rifiuta di morire per consegnare alla memoria collettiva il ricordo dei nomi e dei luoghi, case, orti e giardini, le dune e il mare, la chiesa abbattuta, le illusioni magiche dell’infanzia e le disillusioni dell’età adulta, quando ogni scelta possibile è ormai alle spalle. Questo io narrante, questa voce che ammette senza timore la sconfitta, ripete la verità che conosce, denuncia il respiro velenoso del Progresso, non perché il Progresso sia un male in sé, ma perché in questo lembo di terra ha preso la forma della distruzione e del dolore. Il benessere in cambio della terra, della bellezza, della salute. Così, racconta i bambini malformati e la distruzione del paese, il terribile baratto che nessuno ha voluto o potuto impedire. Era una scelta inevitabile. Non ci sono invenzioni: tutto è successo davvero. Alla fine, l’Uomo Qualunque, un po’ anarchico e un po’ conservatore, un po’ idealista, un po’ giustiziere, si consegna a chi può far vivere la sua storia. Si consegna a noi. Diventa prima un libro, poi una voce su un palcoscenico. Non chiede di vendetta, né di perdono. Chiede a questi tempi smemorati, di vivere ancora, di essere ascoltato.

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