Estate 1980

di Federica Carteri

Pubblicato il 10 giugno 2016
Estate 1980 di Federica Carteri Regia di Roberta Zonellini e Federica Carteri Atto unico di 55 minuti senza testo parlato. Direzione artistica, luci, scenografia, costumi e musica a cura di Gatto Rosso. Interpreti: Alessandro Meneghelli – Yann, Federica Carteri – Marguerite   SinossiIl lavoro, liberamente ispirato ai romanzi “Yann Andréa Steiner” di Marguerite Duras e “Questo amore” di Yann Andréa, è la storia vera della passione proibita e travolgente tra i due nell’estate 1980, la storia di un grande amore. Lei ha 61 anni e lui 26 quando si conoscono, cinque anni prima, alla presentazione del film “India Song” della Duras. Da quel momento Yann le scrive, quasi tutti i giorni, per molto tempo fino a quando le lettere s’interrompono. Solo allora lei capisce. E risponde. Yann la raggiunge e in quell’estate di pioggia e di vento inizia una convivenza che terminerà solo nel 1996 quando Marguerite, ottantunenne, muore per un tumore alla gola. Note di regia – Il lavoro attoriale ha attraversato un lungo percorso passando per vari allestimenti dal teatro di narrazione (2013), se pur con una scrittura asciutta, non descrittiva né didascalica, per portare in scena una performance fatta di segni e non convenzionale come la storia che racconta. È seguita un’esperienza di video-teatro con musica dal vivo (2014), per poi approdare all’attuale versione (2015) che è un teatro post-drammatico, non testocentrico. Scenografia e luci sono scarne, solo la musica e gli interpreti sono prepotentemente presenti, per provare a dipingere il ricordo e l’emozione, e il segno che tracciano nella vita. Un’ulteriore evoluzione del processo drammaturgico ha portato alla progressiva eliminazione del testo che, seppur fatto di una scrittura scarna ed essenziale, immediata e a volte brutale nel rispetto dello stile sia della Duras che di Andréa, ci appariva troppo didascalico rispetto all’energia mossa in scena dalle azioni fisiche degli interpreti. Ne è seguito un lavoro “per sottrazione” che ha portato alla totale ri-scrittura scenica senza battute che racconta l’intera relazione tra Marguerite e Yann ma che tuttavia è diventata una storia universale trascendendo la vicenda biografica dei personaggi. Portiamo in scena Marguerite e Yann, raccontiamo esattamente la loro relazione e i loro sentimenti, ma è la storia di tutti, di un uomo e una donna. Non serve conoscere la vita di Duras, e non importa nemmeno, quello che mettiamo in scena è una storia d’amore e di passione, di incomprensioni, di conflitti, di addii e di ritorni. Il tessuto drammaturgico è fatto di corpi e velocità estremamente rallentate, che segnano una dilatazione del tempo e un segno fisico plastico, quasi fotografico, alternate a momenti invece molto più rapidi, quasi violenti, durante gli amplessi e la lotta, in cui il corpo ha un ritmo diverso, più “sporco” e scomposto, fatto di istinto animale e di sensi. In tutto il lavoro la musica e la luce disegnano e sostengono l’emissione emotiva degli attori e le uniche due pause di silenzio, prima e dopo la lotta, diventano un momento in cui il respiro, la fatica, il tumulto emotivo, assumono un peso, il tempo si amplifica e l’emozione rimane sospesa.

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